Disuguaglianza perchè le società egalitarie sono scomparse

Il suo articolo completo ed originale è disponibile sullo speciale del New Scientist sulla disuguaglianza col titolo  Inequality: Why egalitarian societies died out . Se non avete un abbonamento alla rivista potrete tramite registrazione ottenerne uno gratuito di prova per 8 giorni.

I-QUALITY  propone qui qualche passaggio tradotto:

La condivisione e la cooperazione sono state la regola per millenni - ma le società disuguali si sono diffuse proprio a causa della loro instabilità.

Da  circa 5000 anni, gli esseri umani vivono in società dominate da pochi privilegiati. Ma non è sempre stato così. Per decine di migliaia di anni le società egualitarie di cacciatori-raccoglitori erano prevalenti. Una ampia gamma di studi antropologici dimostra che, molto prima di organizzarci in gerarchie per ricchezza, stato sociale e potere, vivevamo in gruppi dove rispettavamo e facevano rigorosamente rispettare norme per cui nessun  individuo o gruppo  poteva  acquisire più status, autorità o risorse degli altri.  

Le decisioni non  spettavano a pochi, la leadership era estemporanea e sui problemi, non c'erano capi. C'erano naturalmente occasionali liti e lotte anche cruente tra gli individui, ba non conflitti organizzati tra gruppi. Non esistevano forti concetti di proprietà privata o l'esigenza di difesa territoriale. Le stesse norme sociali [egalitarie]  influenzavano anche i ruoli di genere; le donne erano importanti produttori, avevano pari poteri e le relazioni matrimoniali erano tipicamente monogame.

Mantenere la parità era questione di sopravvivenza. I piccoli gruppi di raccoglitori nomadi, non riuscivano mai ad accumulare sufficienti scorte di cibo e data la natura rischiosa ed imprevedibile della caccia - il fatto che in qualsiasi giorno o settimana potevano trovarsi a mani vuote - la condivisione e cooperazione erano necessari a garantire che tutti avessero da mangiare.  Chiunque cercasse uno status superiore o di accaparrarsi di più della equa porzione veniva messo in ridicolo o ostracizzato per la temerarietà dell'atto. La soppressione delle gerarchie di dominanza dei nostri antenati primati, attraverso norme sociali egalitarie è stata, secondo l'antropologo sociale Christopher Boehm, un adattamento chiave nella evoluzione umana, Migliorava la cooperazione e riduceva i rischi per le piccole isolate bande di esseri umani che si spingevano in sempre nuovi  habitat  e regioni del mondo ed è stata molto probabilmente cruciale per la nostra sopravvivenza e per il nostro successo.

Come siamo allora potuti arrivare all'era della disuguaglianza istituzionalizzata? Questo è stato dibattuto per secoli. Il filosofo  Jean-Jacques Rousseau nel 1754 argomentava che la disuguaglianza aveva radici nell'introduzione della proprietà privata.  A metà '800, Karl Marx e Friedrich Engels hanno messo guardato al capitalismo ed alla sua relazione con la lotta di classe.  Verso la fine del XIX secolo i Darwinisti Sociali vedevano nella divisione della società in classi il risultato  dell'evoluzione naturale  - o secondo il filosofo britannico Herbert Spencer, "la sopravvivenza del migliore". (Fino agli anni '80 c'erano ancora  alcuni antropologi  che partendo da questo, interpretavano il successo dei dittatori come  "Darwiniano" e fornivano a supporto stime vertiginose del numero dei discendenti di vari despoti del passato)

La nascita della gerarchia

Ma verso la metà del XX secolo, si afferma una nuova teoria. Alcuni antropologi, tra cui  Julian StewardLeslie White e Robert Carneiro,   hanno espresso versioni più o meno diversificate della seguente storia:
la crescita della popolazione ha portato al bisogno di più cibo, per questo ci siamo rivolti all'agricoltura, che ha generato un surplus e l'esigenza di gestori e ruoli specialistici, cosa che a sua volta ha prodotto classi sociali corrispondenti. Nel frattempo cominciavamo ad esaurire le risorse naturali di un territorio ed eravamo costretti ad avventurarci sempre più oltre, per reperirne di nuove. Questa espansione generò conflitto e conquista, con le genti conquistate che diventavano la classe sottomessa.

Spiegazioni più recenti hanno aggiunto dettagli a queste idee. Una corrente di pensiero suggerisce che alcuni individui con tendenze alla prevaricazione siano riusciti a sfruttare il surplus ottenuto grazie al vivere in terre dell'abbondanza per ottenere maggior rango sociale  - da principio grazie a  feste e doni ma poi con la  dominanza bella e buona. Al livello del gruppo, sostengono gli antropologi Peter Richerson e Robert Boyd, un migliore coordinamento e divisione del lavoro ha permesso alle società più complesse di dominare le più semplici società egalitarie. Da un punto di vista meccanicistico, altri sostengono che appena emerge una disuguaglianza  - appena una distribuzione impari delle  risorse inizia a beneficiare una famiglia più delle altre - automaticamente diventa sempre più radicata.  L'avvento dell'agricoltura e del commercio hanno generato la proprietà privata, l'eredità e reti commerciali più vaste, che hanno perpetuato ed accresciuto [le differenze dei] vantaggi economici

Non è difficile immaginare come possano essersi costituite delle stratificazioni o come alcuni prevaricatori abbiano avuto di tanto in tanto successo nei loro intenti. Ma nessuna di queste teorie spiega in maniera convincente  come questi dominatori abbiano potuto sopraffare le norme sociali egalitarie delle comunità vicine, o persino perché le prime comunità gerarchizzate abbiano abbiano permesso l'abbandono della norma.  Molte teorie sulla diffusione delle società stratificate partono dal presupposto che la disuguaglianza sia in qualche modo un tratto culturale vantaggioso che comporta efficienza, è motore di innovazione e che aumenta la probabilità di sopravvivenza. Ma se invece fosse vero l'inverso?

In una simulazione demografica che Omkar Deshpande, Marcus Feldman ed io abbiamo condotto a Stanford University, California, invece di conferire vantaggi per il gruppo, una distribuzione iniqua delle risorse per sua stessa natura destabilizza ed aumenta considerevolmente il rischio dell'estinzione del gruppo in ambienti stabili. Abbiamo riscontrato lo stesso risultato dalla nostra simulazione utilizzando come modello della disuguaglianza sia una società a più classi definite,  che una società con  distribuzione della ricchezza di Pareto -  così chiamata dagli economisti  (vedi "" [Disuguaglianza: la fisica delle nostre finanze"] e  che vede i ricchi prendersi la porzione del leone come l'1% di oggi.

Contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, il fatto stesso che la disuguaglianza sia così destabilizzante, ha spinto queste comunità a diffondersi creando un incentivo a migrare in cerca di nuove risorse. Le regole della nostra simulazione non permettono la migrazione in posti già occupati, ma chiaramente questo sarebbe possibile nel mondo reale, e implicherebbe la conquista delle società più stabili ed egalitarie - esattamente quello che abbiamo visto succedere nella storia.

In altre parole, la disuguaglianza non si è diffusa da gruppo a gruppo in quanto è in se stessa un migliore sistema per sopravvivere, ma perché crea instabilità demografica, questa spinge alla migrazione ed al conflitto che porta alla estinzione culturale o fisica delle società egalitarie. Infatti, prossimamente nelle nostre ricerche intendiamo esplorare l'ipotesi molto plausibile che la selezione naturale possa operare in maniera diversa in condizioni di uguaglianza o di disuguaglianza. Nelle società egalitarie potrebbe  avere agito una selezione a livello di gruppo per favorire tratti per la cooperazione, l'altruismo e la bassa fertilità (caratteristiche che garantiscono popolazioni più stabili), la disuguaglianza invece potrebbe avere esacerbato la selezione a livello individuale, selezionando per tratti come alta fertilità, competitività, aggressività, arrivismo sociale ed altre forme di egoismo.

Cosa possiamo dunque imparare da tutto questo? Sebbene le gerarchie di dominanza abbiano probabile origine nei comportamenti sociali dei nostri antenati primati, noi primati umani non siamo bloccati in una struttura sociale del "sopravviva il migliore" determinata dall'evoluzione. Non possiamo concludere che siccome la disuguaglianza esiste, allora deve essere vantaggiosa.  L'uguaglianza o la disuguaglianza sono scelte culturali. 
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