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Cosa sta dicendo l'Italia?

pubblicato 9 mar 2013, 10:03 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 7 apr 2013, 13:35 ]

Con il titolo originale "What is Italy Saying?" scrive Stiglitz su Project Syndicate del 04 marzo 2013
"I risultati delle elezioni italiane dovrebbero essere un messaggio chiaro per i leader europei: le politiche di austerità che hanno perseguito vengono rifiutate dagli elettori. 
Il progetto Europa, per quanto idealistico, è sempre stato una iniziativa dall'alto verso il basso. Tuttavia, è questione ben diversa incoraggiare dei tecnocrati alla guida dei paesi, apparentemente aggirando i processi democratici ed imponendo politiche che conducono ad una diffusa miseria pubblica.  
Mentre i leader europei cercano di evitare la parola, la realtà è che buona parte dell'Unione Europea è un depressione. La perdita di prodotto avvenuta in Italia dall'inizio della crisi ha raggiunto i livelli degli anni '30. La disoccupazione giovanile in Grecia supera ora il 60% mentre in Spagna è sopra il 50%. Con la distruzione del capitale umano il tessuto sociale dell'Europa sta sfaldandosi mentre il suo futuro viene messo a repentaglio.
I dottori dell'economia dicono che il paziente deve sopportare la terapia. I leader politici che suggeriscono altre modalità vengono etichettati come populisti. La realtà però è che la cura non sta funzionando, e non c'è speranza che funzioni - o meglio, senza diventare peggio della malattia stessa. In verità, ci vorrà una decina di anni o più per recuperare le perdite accumulate nel processo di austerità.
In breve, non è stato ne il populismo ne la miopia a spingere i cittadini a rifiutare le politiche a loro imposte. Ma la consapevolezza che queste politiche sono profondamente sbagliate.
In Europa, i talenti e le risorse - il capitale fisico, umano e naturale - sono uguali oggi a quello che erano prima dell'inizio della crisi. Il problema è che le ricette impostestanno protando ad una massiccia sottoutilizzazione di queste risorse. Qualunque sia il problema dell'Europa, una risposta che implica uno spreco di tale entità non può essere una soluzione. 
La diagnosi semplicistica delle difficoltà dell'Europa - che i paesi  in crisi lo siano perché hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità - è chiaramente almeno in parte sbagliata. La Spagna e l'Irlanda avevano prima della crisi avanzi fiscali e bassi rapporti debito/PIL. Se la Grecia fosse stato l'unico problema, l'Europa avrebbe potuto affrontarlo facilmente. 
Una serie di ben-note politiche alternative potrebbero funzionare. L'Europa ha bisogno di maggiore federalismo fiscale, non solo della supervisione centralizzata dei budget nazionali. Per la verità, l'Europa potrebbe non avere bisogno del rapporto due a uno tra la spesa federale e quella degli stati che troviamo negli Stati Uniti; ma ha certamente bisogno di un livello di spesa Europea molto più elevato del minuscolo budget UE (da ridurre ulteriormente secondo i fautori dell'austerità).
Sarebbe anche necessaria una unione bancaria, Ma deve essere una unione reale, con comune deposito di garanzia e comuni procedure di risoluzione, così come comune supervisione. Ci dovranno inoltre essere degli Euro-bond  o uno strumento equivalente.
I leader Europei  riconoscono che, senza crescita, il peso del debito continuerà a crescere e che l'austerità da sola è una strategia anti-crescita. Eppure gli anni passano e non mettono sul tavolo alcuna strategia per la crescita, benché i componenti necessari siano ben conosciuti: politiche che affrontino i disequilibri interni all'Europa e l'enorme surplus esterno della Germania, che ha ora raggiunto i livelli della Cina (ed è più del doppio rispetto al PIL). In concreto questo significa l'aumento dei salari in Germania e politiche industriali che promuovano esportazione e produttività nelle economie periferiche dell'Europa.
Quello che non funzionerebbe, almeno per la maggioranza dei paesi della zona euro, è la svalutazione interna - ossia la riduzione forzata di salari e prezzi - perché questa aumenterebbe il peso del debito sulle famiglie, sulle aziende e sui governi (che detengono per lo più debito in valuta Euro). Inoltre, con aggiustamenti  che avvengono a velocità differenti in differenti settori, la deflazione porterebbe a massicce distorsioni nell'economia.
Se la svalutazione interna fosse una soluzione, allora lo standard dell'oro non sarebbe stato un problema durante la Grande depressione. La svalutazione interna, combinata con l'austerità e con il principio di mercato singolo (che facilita la fuga di capitali e l'emorragia dei sistemi bancari) risulta in una combinazione tossica.
Il progetto Europeo era ed è una grande idea politica. Ha il potenziale di promuovere sia prosperità che pace. Ma, invece di migliorare la solidarietà all'interno dell'Europa, sta seminando semi di discordia tra e dentro i paesi.
I leader dell'Europa ripetono la promessa di fare tutto il necessario per salvare l'euro.  La promessa del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, di fare "tutto quello che serve" è servita a creare una calma provvisoria. Ma la Germania ha consistentemente rifiutato qualsiasi politica che porterebbe ad una soluzione di lungo termine. Sembra che i tedeschi vogliano fare tutto tranne quello che sarebbe davvero necessario.
Naturalmente, i tedeschi hanno accettato con riluttanza la necessità di una unione bancaria che comprende una comune garanzia di deposito. Tuttavia il ritmo con cui fanno concessioni alle riforme è fuori fase rispetto ai mercati. I sistemi bancari di diversi paesi sono già da terapia intensiva. Quanti altri dovranno finire in terapia intensiva prima che l'unione bancaria diventi una realtà?
Si, l'Europa necessita di riforme strutturali, come insistono i fautori dell'austerità. Ma è la riforma strutturale dei meccanismi istituzionali dell'euro-zona piuttosto che riforme all'interno dei singoli paesi, che avrebbe il maggiore impatto. Se l'Europa non sarà disposta a fare queste riforme, potrebbe dovere lasciare morire l'euro per salvare se stessa.
L'unione economica e monetaria dell'UE è sempre stato un mezzo per raggiungere un fine e non un fine a se stante. Gli elettori europei sembrano essersi resi conto che, con gli attuali meccanismi , l'euro sta minacciando le finalità stesse per le quali era stato creato.  Questa è la semplice verità che i leader politici europei non riescono a vedere.


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