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Eliminare la povertà estrema eliminando la estrema ricchezza

pubblicato 29 gen 2013, 14:39 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 30 gen 2013, 11:53 ]

Post del 27 gennaio 2013 di Sam Pizzigati su Inequality.org
 
Il mondo ricco si è riunito ancora una volta settimana scorsa sulle Alpi Svizzere per discutere come "risolvere" i più gravi problemi del mondo. Il problema più grave del mondo  secondo una maggiore organizzazione globale contro la povertà, potrebbe essere proprio nelle loro fortune. Gli amanti della disuguaglianza hanno una risposta pronta per chiunque chieda una distribuzione più equa dei tesori del mondo. Questa risposta sostiene: Se uno prendesse tutta la ricchezza dei ricchi e la suddividesse in parti uguali tra tutti i poveri, nessuno guadagnerebbe abbastanza per riuscire a realizzare qualcosa.

Oxfam International, una delle principali organizzazioni filantropiche nella lotta contro la povertà, sostiene il contrario.  Un nuovo rapporto dell'OXFAM dice che i 100 miliardari più ricchi del mondo possiedono oggi così tanta ricchezza che la sola porzione di crescita dei loro patrimoni durante lo scorso anno sarebbe "abbastanza per relegare alla storia [eliminare per sempre] la povertà estrema per 4 volte."
"La missione di OXFAM è di collaborare con altri per eliminare la povertà",  ha dichiarato l'analista Oxfam Emma Seery, "ma in un mondo con risorse limitate, questo non è più possibile senza la fine della estrema ricchezza"

Oxfam ha programmato la pubblicazione della sua nuova analisi "Il costo della disguaglianza: come gli eccessi di ricchezza e di reddito fanno male a tutti", in modo che avvenisse alla vigilia dell'incontro del Forum Mondiale dell'Economia a Davos in Svizzera. Questo evento annuale mette assieme una scintillante schiera di capi politici e del mondo degli affari.

Il mondo delle grandi imprese e le élite  finanziarie iniziarono questo percorso sulle Alpi nel 1970. Ma le riunioni di Davos non hanno avuto riscontro nell'attenzione mediatica fino agli iperattivi anni '90.

"Durante tutti gli anni del boom",  riferisce un articolo del Gardian di settimana scorsa, "i capi delle grandi aziende si riunivano ogni inverno su nelle Alpi Svizzere a discutere in modo signorile dell'economia del mondo e di come poteva essere modificata per meglio corrispondere ai loro obiettivi e alla loro visione."  Ma in questi giorni di profonda incertezza economica, i leader in doppio petto che frequentano Davos hanno perso il loro - ed avvertono l'urgenza di affrontare la disuguaglianza economica che finora avevano nascosto sotto il tappeto. 

La pressione è arrivata settimana scorsa da personaggi come Christine Lagarde, ex ministro della finanza francese che ora dirige il Fondo Monetario Internazionale. Lagarde ha attaccato gli eccessi nelle remunerazioni dei finanzieri, l'attività lobbistica dei banchieri contro nuove regolamentazioni ed ha invocato "reti di sicurezza sociali più solide ed efficaci".

Oxfam, da parte sua, sta chiedendo dei passi molto più coraggiosi per restringere l'impressionante divario tra i super ricchi globali e tutto il resto del mondo. L'organizzazione sta invitando i capi del mondo ad "impegnarsi per ridurre la disuguaglianza almeno fino ai livelli del 1990."

Raggiungere questo obiettivo, secondo il nuovo rapporto dell'Oxfam, richiederebbe un ampia gamma di misure, dal rendere molto più ripida e progressiva la scala delle aliquote fiscali sui redditi , fino ad imporre un limite alle remunerazioni per i manager aziendali come multiplo massimo dello stipendio più basso pagato ai lavoratori delle aziende che governano.  Oxfam sottolinea anche l'importanza di combattere i paradisi fiscali. Almeno un  quarto della ricchezza globale è ora nascosta all'estero.

Eppure non possiamo aspettarci che la gente di Davos aderisca a questa coraggiosa agenda. Neppure le moderate riforme proposte dal capo del FMI Lagarde settimana scorsa hanno trovato largo sostegno tra i leader delle grandi aziende e delle banche riuniti sulle Alpi per la riunione di Davos di quest'anno. 

Un americano intervenuto all'evento di Davos 2013, il capo di JPMorgan Chase Jamie Dimon, non ha cercato di dissimulare il suo disgusto verso i riformatori. I regolatori delle banche, ha accusato, stanno "cercando di fare troppo e troppo in fretta" - e diffondendo "grande disinformazione" sul nobile lavoro intrapreso in banche come la sua. "noi stiamo facendo la cosa giusta" ha assicurato Dimon ai suoi eminenti compari di Davos.

Altri eminenti personaggi delle multinazionali  a Davos cantavano un ritornello simile, Azim Premji, capo del gigante indiano delle alte tecnologie Wipro di Bangalore, ha ammesso di essere "rattristato" dai nuovi dati di Oxfam - su come i 100 più ricchi del mondo guadagnino molto di più di quello che basterebbe a eliminare la peggiore miseria. 

Ma Premji, in una intervista, si è rifiutato di definire "non etica" la incredibile concentrazione della ricchezza del mondo. Dobbiamo invece aiutare i ricchi ad assumere  il loro obbligo morale, la responsabilità loro affidata di utilizzare la propria ricchezza per fare del bene.  

In altre parole, fidiamoci dei ricchi che risolveranno i nostri problemi.

Neanche per sogno, dice Oxfam.

"in un mondo in cui le risorse essenziali come la terra e l'acqua sono sempre più scarse," riassume per Oxfam Jeremy Hobbs, "non possiamo permetterci di concentrarle nelle mani di pochi e di lasciare i molti a contendersi il poco rimasto."

Il capo del FMI Christine Lagarde settimana scorsa a Davos ha detto alle  élite  mondiali del business che  “gli economisti ed i professionisti delle politiche per la comunità hanno minimizzato la disuguaglianza   troppo a lungo" 










I gruppi di potere che frequentano Davos sentono finalmente l'urgenza di affrontare la disuguaglianza economica globale che finora avevano nascosto sotto al tappeto.

Oxfam invita i leader del mondo ad  "impegnarsi a ridurre la disuguaglianza almeno fino ai livelli che aveva nel 1990."