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La crisi del dopo crisi -Il premio Nobel Stiglitz indica: curiamo il riscaldamento globale e le disuguaglianze

pubblicato 10 gen 2013, 04:53 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 10 gen 2013, 05:03 ]

in un articolo pubblicato da Project Syndicate il 7 gennaio 2013 e tradotto in italiano da Marzia Pecorari
Il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz invita a rispondere alla crisi senza trascurare il problema del riscaldamento globale. 
Il rallentamento dell'economia durante la crisi ha anche rallentato le emissioni di carbonio ma in modo insufficiente da toglierci dalla zona critica.  E mentre limitiamo il problema emissioni , l'economia verde  aiuterebbe a dare vitalità all'economia intera.

Stiglitz dice :" Proprio come la Grande Depressione è dipesa in parte dalle difficoltà legate al passaggio da un’economia rurale e agricola ad un’economia urbana e manifatturiera, anche oggi i problemi principali sono legati in parte alla necessità di uno spostamento dall'industria manifatturiera ai servizi. E’ necessario creare nuove aziende, ma i mercati finanziari moderni sono più capaci di speculare e sfruttare piuttosto che finanziare nuove imprese, soprattutto le piccole e medie imprese." 

"Inoltre, questa transizione richiede una serie di investimenti nel capitale umano che gli individui spesso non si possono permettere. Tra i servizi che le persone richiedono ci sono la sanità e l’istruzione, due settori in cui il governo svolge un ruolo importante (a causa delle imperfezioni insite nel mercato in questi settori e delle preoccupazioni rispetto al capitale)."


Ed aggiunge: " ci troviamo di fronte ad una crisi della disuguaglianza a livello mondiale. Il problema non è solo dato dal fatto che i gruppi dei redditi più elevati si prendono un’ampia quota della torta economica, ma anche dal fatto che i redditi medi non prendono parte alla crescita economica, mentre in molti paesi la povertà aumenta."

"... questi trend erano in realtà già visibili molto tempo prima. Io stesso (come molti altri) ho sempre sostenuto che la crescente disuguaglianza fosse uno dei motivi del rallentamento economico e in parte anche una conseguenza dei profondi cambiamenti strutturali in corso dell’economia globale."

"Un sistema economico e politico che non è grado di sostenere gran parte dei suoi cittadini, non è sostenibile nel lungo termine. Nel tempo, la fiducia nella democrazia e nell'economia di mercato si esaurirà e la legittimità delle istituzioni e delle disposizioni vigenti verrà messa in dubbio."

"Il mercato non risolverà, da solo, nessuno di questi problemi. Il riscaldamento globale è la quintessenza del problema dei “beni pubblici”. Per portare avanti le transizioni strutturali di cui ha bisogno il mondo è quindi necessario che i governi abbiano un ruolo più attivo, in un contesto, tuttavia, in cui i tagli sono in aumento sia in Europa che negli Stati Uniti."

"Nel combattere le crisi di oggi, dobbiamo cercare di non peggiorare i nostri problemi di domani. Il percorso indicato dai falchi del debito e dell'austerità sembra portarci solo ad una economia debole con scarse prospettive future. L'ironia sta nel fatto che, mentre la domanda aggregata di oggi non basta neppure a fare ripartire l'economia,  una alternativa c'è: investire nel futuro, così rispondiamo contemporaneamente ai problemi del riscaldamento globale, delle disuguaglianze e della povertà nel mondo ed al bisogno di cambiamenti strutturali"
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