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Segnalazioni 2012-04

Le condizioni di lavoro in Europa: disuguaglianze in crescita

pubblicato 9 apr 2012, 02:35 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 9 apr 2012, 02:46 ]


ETUI - European Trade Union Institute - 3 aprile 2012

 in Europa le condizioni di lavoro si stanno deteriorando, contribuendo a rafforzare le disuguaglianze sociali tra i lavoratori, in particolare in termini di salute. Tale è la conclusione alla fine di un seminario di due giorni tenutosi  a fine marzo a Bruxelles dalla ETUI. Questo evento, originariamente indirizzato alla comunità di ricerca, ha attirato un pubblico molto più ampio di circa 170 partecipanti: a dimostrazione che anche in un momento di crisi economica, la questione delle condizioni di lavoro resta più che mai un preponderante  problema sociale.

Nonostante la caduta dell'occupazione nel settore industriale nel corso degli ultimi venti anni, i rischi fisici (rumore, vibrazioni, temperature estreme, esposizione a polveri, ecc) non sono in diminuzione, e ancora influenzano oltre il 20% dei lavoratori in Europa, secondo l' indagine europea del 2010 sulle condizioni  di lavoro.

I primi risultati di un sondaggio francese indicano che questa intensificazione del lavoro è accompagnato da malcontento dei lavoratori per le condizioni in cui svolgono il loro lavoro, con sempre più  lavoratori che lamentano di non avere abbastanza tempo per fare il loro lavoro correttamente. L'impatto dei fattori psicosociali sul modo in cui i lavoratori percepiscono la loro salute è anche esplorato in uno studio  belga,  secondo il quale  solo un terzo dei lavoratori che effettuano un lavoro emotivamente impegnativo  ritiene che sarà ancora in grado di fare questo lavoro raggiunta l'età di 60.

Il deterioramento delle condizioni di lavoro ha un impatto maggiore sui lavoratori delle aziende a minore tasso di valore aggiunto  e su quelli più vulnerabili e marginali nel processo produttivo, rileva una ricerca sui giovani lavoratori in Italia. Tra questi lavoratori di età inferiore ai 35 anni, gli operai con un basso livello di istruzione hanno più probabilità di soffrire di problemi di salute fisici e psicologici degli impiegati. Uno studio spagnolo colpisce a segno  [porta una prova conclusiva]: il rischio di disagio mentale è vicino al 90% fra gli operai immigrati di età inferiore ai 31 anni.

Anche il fattore genere si combina con le disuguaglianze determinate dallo stato di un lavoratore, il tipo di contratto e datore di lavoro: quasi un terzo dei lavoratori di sesso femminile in Europa lavorano più di 70 ore alla settimana se il loro lavoro pagato è aggiunto ai loro compiti domestici.

Una selezione di presentazioni
L'indagine europea sulle condizioni di lavoro. Una panoramica (pdf - 801,24 Kb)
La qualità del lavoro e dell'occupazione in Belgio (pdf - 322,87 Kb)
Lavoro giovanile e precario in Italia (pdf - 422,04 Kb)
La Scala di Precarietà dell'Occupazione (pdf - 3,90 Mb)


Diseguaglianze sociali, grandi evasioni e suicidi

pubblicato 8 apr 2012, 11:05 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 9 apr 2012, 02:41 ]


sulle pagine di “Liberi a Sinistra” il 6 aprile 2012, Fabrizio Savona - Direttore Centro Studi "Carlo Rosselli" scrive:

Per spazzare via il campo da ogni equivoco, ribadisco che comprendo le ragioni che hanno portato il Partito Democratico, peraltro il partito a cui sono iscritto da diversi anni, ad assumere responsabilità di Governo.

Ho anche già scritto sulle pagine di “Liberi a Sinistra” che la manovra finanziaria varata dal Governo Monti si caratterizza per un forte rigore.

Tuttavia è altrettanto vero che tale manovra sta amplificando nel nostro Paese le grandi diseguaglianze sociali. Si voglia o no esistono cittadini di serie A e quelli subalterni di serie B, che Pier Paolo Pasolini definiva,nel sistema economico consumista “carne da macello”.

I primi appartengono sovente alla categoria dei possessori di grandi patrimoni e dei grandi evasori di reddito ,e quando sporadicamente vengono “beccati”, il fisco con questi si rivela spesso poco “solerte” nell'esigere il pagamento dei tributi: per loro è sufficiente patteggiare con falso pentimento per poter usufruire di grandi condoni e sconti.

I cittadini di serie B, intendendo i comuni cittadini, si trovano al contrario di fronte al fisco in condizioni oggettivamente svantaggiate: a causa di un bollo, una multa o una sanzione pagata in ritardo spesso per palesi difficoltà finanziarie vengono perseguitati da un fisco che con loro si rivela “solerte” e si incarica di presentare “le cartelle” gravate di interessi astronomici. Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, in tanti hanno perso case, aziende, attività spesso create con i  duri sacrifici di una vita, spesso pignorate e vendute all'asta per due soldi. Un magma umano caratterizzato da disperazione, povertà, umiliazioni e nei casi estremi suicidi.

Concordo totalmente con Furio Colombo che in un lucido ed efficace articolo apparso alcuni giorni fa su “Il fatto quotidiano” ha tra l'altro affermato” la percezione diffusa è che il Governo Monti colpisca i più deboli, facendogli pagare il conto per tutti. Il Capo dell'Esecutivo non può ignorarlo e deve spiegazioni a un Paese in cui c'è chi si uccide per disperazione”.

Questi comportamenti iniqui da parte delle Istituzioni determinano un malessere diffuso e sfiducia nella stragrande maggioranza dei cittadini.

Compito del Partito Democratico è portare correttivi positivi alla manovra finanziaria che diventano necessari per riequilibrare queste ingiustizie.

Compito, infine, della Sinistra laica, liberale e socialista all'interno del PD è portare i vertici dello stesso Partito a rinegoziare il proprio appoggio al Governo Monti, vincolandolo ad una politica “più di sinistra “ attenta davvero alle istanze dei più deboli.

Irpef 2011, ecco i dati. Mezza Italia guadagna meno di 15mila euro. Reddito medio: 19.250 euro

pubblicato 31 mar 2012, 02:32 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 8 apr 2012, 10:59 ]

L'articolo che vi segnaliamo riporta i dati appena pubblicati dal Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi presentate per l'anno di imposta 2010.

Noi vi sottolineiamo alcuni passaggi, tra cui:

[L'apertura, come si suddividono i redditi dichiarati:] "Il 90% degli italiani dichiara un reddito al di sotto dei 35mila euro: oltre 20,3 milioni di italiani hanno redditi al di sotto dei 15mila euro, mentre più di 17 milioni dichiarano di avere redditi compresi nella forbice fra 15mila e 35mila euro. Un terzo dei contribuenti non supera un reddito complessivo lordo di 10mila euro. Il 20% dei contribuenti dichiara redditi fra 26mila e 100mila euro, Solo lo 0,07%, pari a 30.590 soggetti, ha un reddito superiore a 300mila euro." ... 

[Chi paga quale porzione della imposta totale:] " Imposta netta dichiarata è di 149,4 miliardi 
Oltre 10,6 milioni di contribuenti hanno una imposta netta irpef pari a zero. In generale è il caso di chi ha detrazioni o di quei contribuenti con livelli reddituali in fascia di esonero. Pari a 149,4 miliardi l'imposta netta Irpef pagata in totale da 30,8 milioni di contribuenti, con un valore medio di 4.840 euro.... Se si esamina la distribuzione dell'imposta per classi di reddito, emerge che i contribuenti fino a 35mila euro dichiarano il 47% dell'imposta totale, mentre il restante 53% è dichiarata da contribuenti con redditi superiori a 35mila euro. Chi ha un reddito al di sopra dei 300mila euro dichiara il 4,7% dell'imposta totale. "

[I lavoratori dipendenti dichiarano di più degli imprenditori:]  Lavoratori dipendenti in testa 
Dai dati messi a disposizione dal Fisco, risulta che le tipologie di reddito maggiormente dichiarate sono quelle relative al lavoro dipendente (53% del reddito complessivo, che comprende sia i compensi per prestazioni Cococo sia i sussidi) e alle pensioni (circa il 29 per cento). Rispetto al valore medio complessivo (19.251 euro), il reddito medio da pensione risulta inferiore del 22%, quello da lavoro dipendente invece lo supera del 3 per cento. Infine, quello da lavoro autonomo lo supera di più del doppio. " 

[Chi cresce e chi rimane fermo:] Lavoro dipendente, redditi fermi 
Nel presentare i dati sulle dichiarazioni 2011 a sei mesi dal termine di presentazione del modello Unico (settembre scorso, il Dipartimento delle Finanze sottolinea come l'anno fiscale di riferimento, il 2010, sia stato l'anno in cui si è manifestata «una ripresa dell'economia mondiale e nell'ambito dell'Unione», anche se l'Italia è tra i paesi «che hanno avuto un incremento più contenuto del Pil»: +1,8% in termini reali. La "ripresina" 2010 si è poi rispecchiata in una crescita media dei redditi che ha riguardato solo pensioni e lavoro autonomo, lasciando fuori il reddito da lavoro dipendente. Da un confronto con i dati riferiti all'anno precedente (2009), risulta infatti che i redditi medi 2010 da pensione sono cresciuti del 2,6%, quelli da lavoro autonomo, sempre nel 2010, del 3,6%, mentre il reddito da lavoro dipendente rimane praticamente immobile: solo +0,1 per cento.  Nello stesso confronto 2010-2009, il reddito d'impresa cresce del 5,8%. Un buon risultato, che però si limita a riportare tale tipo di reddito ai livelli pre-crisi del 2008."

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