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OECD (2011), Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising

pubblicato 07 dic 2011, 02:37 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato il 07 dic 2011, 03:31 da Elisabetta Rossi ]
NOTA SUL PAESE: ITALIA    dal rapporto OCSE  Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising 
La disuguaglianza dei redditi tra le persone in età lavorativa è aumentata drasticamente nei primi anni Novanta e da allora è rimasta a un livello elevato, nonostante un leggero calo verso la fine  del primo decennio  degli anni duemila. La disuguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi OCSE, più elevata che in Spagna ma inferiore  che in  Portogallo e  nel Regno Unito. Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Novanta. 

Le  imposte sui redditi e  i sussidi sociali  hanno un ruolo importante nella redistribuzione del reddito in Italia, riducendo la disuguaglianza di circa il 30% - la media OCSE è un quarto. [Figure6.1]


Notes: Il coefficiente di Gini varia da zero (quando tutte le persone percepiscono lo stesso reddito) a  1  (quando la persona più ricca percepisce tutto il reddito). Il reddito da lavoro e da capitale include salari e stipendi, redditi da capitali e risparmi. Il reddito disponibile include il reddito da lavoro e da capitale più i trasferimenti pubblici meno le tasse. I redditi tengono conto della dimensione delle famiglie. I dati si riferiscono alla popolazione in età lavorativa. (Per informazioni sui dati per Israele si veda: http://dx.doi.org/10.1787/888932315602 )

Risultati principali:
  • La proporzione dei redditi più elevati è aumentata di più di un terzo. L’1% più ricco degli italiani ha visto la proporzione del proprio reddito aumentare  del 7%  del reddito totale nel 1980 fino a quasi dell 10% nel 2008 [Table9.1]. La proporzione di reddito detenuta dallo 0.1% della popolazione è aumentata da 1.8% a 2.6% nel 2004. Allo stesso tempo, le aliquote marginali d’imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010. 
  • Un ruolo maggiore del reddito da lavoro autonomo. L’aumento dei redditi da lavoro autonomo ha contribuito in maniera importante all’aumento della disuguaglianza dei redditi da lavoro: la loro quota sul totale dei redditi è aumentata del 10% dalla metà degli anni Ottanta e i redditi da lavoro autonomo sembrano ancora predominare tra le persone con i redditi più alti, al contrario di molti altri Paesi OCSE.  

  • I lavoratori meglio pagati lavorano più ore. In Italia la differenza tra le ore di lavoro dei lavoratori meglio e peggio retribuiti è aumentata, confermando l’andamento visto nella maggior parte dei Paesi OCSE. Dalla metà degli anni Ottanta, il numero annuale di ore di lavoro dei lavoratori dipendenti meno pagati è diminuito, passando da 1580 a 1440 ore; anche quello dei lavoratori meglio pagati è diminuito, ma in minor misura, passando da 2170 a 2080 ore. [Table4.A1.2]

  •  Sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro.  Questo cambiamento sociale ha contribuito ad  un terzo dell'aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie. L’aumento della disuguaglianza dei redditi da lavoro maschile rimane, tuttavia, la prima causa dell’aumento della disuguaglianza totale spiegandone la metà. 

  •  La redistribuzione attraverso i servizi pubblici  è diminuita. Come in molti paesi OCSE, in Italia sanità,  istruzione e servizi  pubblici destinati alla salute contribuiscono a ridurre di circa un quinto la disuguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della disuguaglianza  pari a circa un quarto nel 2000. Laspesa sociale in Italia è basata prevalentemente su trasferimenti pubblici, come per esempio i sussidi di disoccupazione, piuttosto che da servizi [Figure8.1].

  • Ma la capacità di stabilizzare la diseguaglianza del sistema  impositivo e dei sussidi è  aumentato. Imposte e sussidi compensavano metà dell’aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e da capitale (che include gli stipendi lordi, i risparmi e il reddito da capitale) prima della metà degli anni Novanta. Da allora hanno compensato quasi interamente l’aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e da capitale.
Raccomandazioni politiche fondamentali per i paesi dell’OCSE dal rapporto "Divided We Stand"
  •  L’occupazione è il modo  per migliore di ridurre le disparità. La sfida principale consiste nel creare posti di lavoro qualitativamente e quantitativamente  migliori, che offrano buone prospettive di carriera e la possibilità concreta di sfuggire alla povertà.

  •  È essenziale investire nelle risorse umane, un processo che deve iniziare dalla prima infanzia ed essere sostenuto per tutto il ciclo di istruzione obbligatoria. Una volta realizzata la transizione dalla scuola al lavoro, occorre fornire incentivi sufficienti affinché  tanto  i lavoratori che i datori di lavoro investano nelle competenze lungo l’intero arco della vita lavorativa.

  •  La riforma delle politiche fiscali e previdenziali costituisce lo strumento più diretto per accrescere gli effetti redistributivi. Perdite ampie e persistenti  di reddito per  i gruppi a basso reddito  in coincidenza con le  fasi recessive evidenziano l’importanza  del ruolo  degli ammortizzatori sociali,  dei trasferimenti pubblici e delle politiche di sostegno del reddito. Tali meccanismi devono essere ben congegnati al fine di ottenere i risultati sperati. 

  •  La quota crescente di reddito per la popolazione con le retribuzioni più elevate suggerisce che la sua capacità contributiva  è aumentata. In tale contesto,  le autorità  potrebbero riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità onde assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura  al pagamento degli oneri impositivi. 

  •  L’offerta di servizi pubblici gratuiti e di qualità elevata in ambiti quali l’istruzione, la sanità e l’assistenza familiare riveste un ruolo importante. 
Il ruolo della globalizzazione, del progresso tecnologico e delle riforme normative

Divided we Stand esamina anche l’impatto degli andamenti mondiali sulla crescente dispersione dei salari e sulle tendenze dell’occupazione nel quarto di secolo antecedente la crisi finanziaria. Per l’insieme dell’area dell’OCSE, emergono i risultati principali indicati qui di seguito.

- La globalizzazione, cioè la rapida integrazione degli scambi e degli investimenti diretti esteri che si é verificata in tutti i paesi dell'OCSE negli ultimi venticinque anni non ha - di per sé, svolto un ruolo determinante nella crescente dispersione dei salari. Tuttavia, la pressione della globalizzazione ha influenzato la politica interna e le riforme istituzionali (vedi seguito).

- Il progresso tecnologico ha ampliato i differenziali retributivi; i lavoratori più qualificati hanno beneficiato in misura maggiore rispetto agli altri dei passi avanti compiuti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione .

- Le riforme normative e le modifiche nelle istituzioni del mercato del lavoro hanno accresciuto le opportunità di occupazione, ma hanno anche contribuito ad aumentare le disparità salariali. È salito il numero degli occupati, e in particolare di quelli con livelli retributivi ridotti. Tuttavia, la maggiore presenza di lavoratori a basso reddito si è tradotta fra l’altro in un ampliamento della distribuzione dei salari.

- L’offerta più abbondante di lavoratori qualificati ha contribuito in misura consistente a controbilanciare l’aumento delle disparità salariali risultante dal progresso tecnologico, dalle riforme normative e dalle modifiche istituzionali. Anche la riqualificazione della forza lavoro ha esercitato un significativo impatto favorevole sulla crescita dell’occupazione.

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