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Pure noi ci sposiamo per casta

pubblicato 26 mar 2012, 02:37 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato il 26 mar 2012, 02:59 da Elisabetta Rossi ]

di Sabina Minardi (su l'Espresso.Repubblica.it - Società - del 26 marzo 2012) 

"Abbiamo poco da ridere degli indiani: una ricerca Ocse dimostra che anche in Europa i matrimoni avvengono sempre di più tra persone dello stesso livello sociale. Segno di una civiltà poco aperta e dinamica"
"Frequentano le stesse scuole, vanno in vacanza nelle stesse località, si danno appuntamento alle stesse mostre, si divertono alle stesse feste. E a furia di incrociare le loro agende, diventano marito e moglie. L'Italia è una Repubblica fondata sulla famiglia. E l'Ocse rinnova l'affresco sulla fisionomia domestica italiana. Il contesto è uno studio intitolato "Divided we stand", sulla crescita della disuguaglianza sociale. In un'Italia che vede accentuarsi le differenze tra ricchi e poveri a un ritmo superiore alla media degli altri Paesi (con un 10 per cento dei più ricchi che guadagna 10 volte di più del 10 per cento dei più poveri), l'organizzazione di studi economici introduce una spiegazione nuova alle ragioni del divario: in Italia ci si sposa tra simili per censo. In primis, lo fanno i ricchi: un comportamento così vistoso da portare a una concentrazione dei patrimoni e influire in modo forte sull'aumento dei redditi. Le "nozze di casta" incidono sulla disuguaglianza, stimano gli esperti, addirittura per un terzo."

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[le coppie si incontrano nelle scuole] " ad alta concentrazione di redditi milionari. Come l'Eton College, prediletto dai reali inglesi, e la St Andrew University, dove il principe William ha conosciuto la sua Kate. E come la London Business School, l'americana Warthon Business School, o nomi che parlano da soli come Harvard o Stanford e la francese Insead. Sono i circuiti della "classe capitalistica transnazionale", secondo il sociologo Leslie Sklair: top manager e detentori di grandi patrimoni. Elite senza nazione perché ne hanno delineata una tutta loro.

Ma davvero le famiglie moderne - che hanno perso la differenza di sesso "come presupposto naturalistico del matrimonio", come ha precisato la Cassazione - stanno anteponendo la valutazione economica alla libertà sentimentale? "ll fenomeno dei matrimoni tra simili - nel senso dei livelli di reddito e di istruzione - non è esclusivo dell'Italia. Si ritrova anche in altri paesi Ocse", precisa Stefano Scarpetta, il vicedirettore della Sezione Occupazione, Lavoro e Affari sociali dell'Organizzazione: "Da noi svolge un ruolo più significativo, perché contribuisce a spiegare le disuguaglianze di reddito tra le famiglie e la scarsa mobilità sociale. E' un fenomeno osservato da anni, non è solo legato al tentativo di proteggere i patrimoni nel periodo recente. La nostra è una società ingessata". Dove il matrimonio resta aspirazione prioritaria."

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 "Il più grande momento di integrazione sociale, forse l'unico nel quale i redditi si sono davvero mescolati, è stato in Italia negli anni delle emigrazioni per lavoro, dal Sud al Nord, con i matrimoni che ne derivavano", dice Roma: "Il fenomeno si ripete: i giovani vanno all'estero e lì si sposano. Quanti sono quelli che trovano un marito o una moglie sui social network? Non credo ai matrimoni tra simili: funzionavano in passato. Oggi c'è un dinamismo che scompagina tutto".

"E' nota, in Italia, la tendenza a contrarre matrimonio con chi ha un titolo di studio affine", interviene Raffaella Saso, sociologa dell'Osservatorio della famiglia istituito dall'Eurispes: "Ma è un fatto destinato a cambiare: non è più garanzia di buone prospettive economiche. Frequentare le stesse scuole, appartenere allo stesso contesto sociale crea condizioni di omogeneità che rendono più facile il matrimonio. Non so se tra simili ci si attragga di più: ragioni pratiche lo favoriscono".

Il dubbio l'ha insinuato il filosofo Pascal Bruckner con "Il matrimonio d'amore ha fallito?" (Guanda): elogio dei matrimoni combinati, in chiave occidentale. "Unioni di interesse", le definisce, frutto di libera scelta: "Non c'è bisogno, perché un matrimonio funzioni, di adorarsi nel senso canonico del termine, basta stimarsi, condividere gli stessi gusti, cercare la felicità da una convivenza armoniosa". "Abbiamo esaltato l'individualismo, ma non siamo mai stati davvero liberi di sposare chiunque", nota Paola Di Nicola, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all'Università di Verona, autrice di "Famiglia: sostantivo plurale" (Franco Angeli): "Se si escludono clamorosi colpi di fulmine, la libertà di scelta è sempre stata esercitata all'interno di ambienti noti. Da sempre il controllo sulle strategie familiari è stato più forte nelle famiglie ad alto reddito: i ricchi non pensano a sposare Cenerentola".

Quando accade, è un'eccezione. Oggi spesso all'incontrario: Holly Branson, figlia del magnate della Virgin, sta per sposare il marinaio Freddie Andrewes. Jade Jagger, figlia del mitico Mick, si sposerà con il dj Adrian Fillary. Dive affermate si accompagnano a sconosciuti. Come Jennifer Lopez: da ultimo con un giovanissimo ballerino. "Il matrimonio è stato canale di mobilità sociale per le donne. Oggi ci sono situzioni di asimmetria per età, dove l'elemento patrimoniale conta meno. Ma sono casi poco tollerati dalla società", dice Di Nicola: "La famiglia è luogo di affetti ma anche realtà giuridico-economica. I soldi ne sono sempre stati un elemento costitutivo". E il principale motivo di discussione in una coppia, dicono più studi. La regola d'oro? Per Matt Bell, che ha appena scritto"Money and marriage", l'autonomia. In Italia, dal 2009, l'incidenza dei matrimoni in regime di separazione dei beni è del 64,2 per cento. Nella buona e nella cattiva sorte. Con i conti separati."
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