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IL DECLINO DEI PARTITI E IL POTERE ECONOMICO

pubblicato 09 feb 2012, 08:34 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 23 feb 2012, 02:15 ]

segnalo il bell'articolo di Nadia Urbinati su La Repubblica del 9 febbraio 2012  (pag.32) 
La Urbinati analizza la relazione tra capitalismo e democrazia, considera il ruolo dell'ideologia keynesiana  come compromesso tra le classi per  distribuzione di ricchezza, di risorse e di potere, affronta come le politiche neo-liberiste abbiano aumentato le disuguaglianze sociali ed infranto il compromesso tra democrazia e capitalismo;  cito liberamente alcuni passaggi significativi:

La combinazione di capitalismo e democrazia costituisce un compromesso tra proprietà dei mezzi privati di produzione e suffragio universale, per cui chi possiede i primi accetta istituzioni politiche nelle quali le decisioni sono l'aggregato di voti che hanno uguale peso. Il keynesianesimo ha dato i fondamenti ideologici e politici di questo compromesso ...  [assegnando]   al pubblico un ruolo centrale poiché invece di assistere i poveri ...  li impiegava o promuoveva politiche sociali che creavano impiego. Questo comportò l'incremento della domanda e la ripresa dell'occupazione. Come ebbe a dire Léon Blum, una migliore distribuzione può rivitalizzare l'occupazione e nello stesso tempo soddisfare la giustizia sociale.
L'esito del compromesso tra democrazia e capitalismo fu che i poveri diventarono davvero i rappresentanti dell'interesse generale della società...
... La politica del doppio binario “piena occupazione e eguaglianza politica” fu la costituzione materiale delle costituzioni democratiche dalla fine della Seconda guerra mondiale. L'esito fu che l'allocazione delle risorse economiche – dal lavoro ai beni sociali e primari ai servizi– fu dominata dalle relazioni delle forze politiche. ...

Quel tempo è finito. La combinazione tra democrazia e capitalismo è interrotta, il compromesso sospeso e le classi sono tornate a prendere nelle loro mani le decisioni, in particolare quella che ha il potere economico. ... La fase nella quale lo Stato si curava dell'emancipazione delle classi oppresse è chiusa. Ora è l'altra classe a gestire le relazioni pubbliche. ...   

... L'ideologia keynesiana poteva funzionare fino a quando l'accumulazione del capitale andava negli investimenti e nell'allargamento del consumo. Negli Anni 80 una nuova filosofia ha cominciato a prendere piede: politica di diminuzione delle tasse per consentire una nuova redistribuzione ma questa volta a favore dei profitti, con la giustificazione per gli elettori che ciò serviva a stimolare gli investimenti. Ma la riduzione delle tasse non ha liberato risorse per gli investimenti produttivi ma per quelli finanziari. Il tipo degli investimenti è quindi cambiato con il capitalismo della rendita finanziaria. Quale compromesso la democrazia potrà siglare con questo capitalismo?
A partire dagli Anni 80  l'accumulazione si è liberata dai lacci imposti dalla democrazia; l'accumulazione si è liberata dai vincoli dell'investimento imposti dalla filosofia della piena occupazione. La nuova destra ha preso corpo, quella che ha promosso piani di detassazione dei profitti, di abolizione dei controlli sull'impatto ambientale e sulle condizioni di lavoro (l'aumento degli incidenti sul lavoro non è accidentale), l'indebolimento dei sindacati e il loro riorientamento dalla contrattazione nazionale a quella aziendale. Questa fase, che è quella sulle cui conseguenze l'Europa si sta dibattendo in questi mesi, impersona a tutto tondo una nuova società, una mutazione della democrazia. Verso quale direzione?
Nel passato keynesiano, la rottura del compromesso per imporre la fine di politiche sociali si era servita di strategie anche violente: il colpo di Stato in Cile nel 1973 impose una svolta liberista radicale e immediata. È difficile pensare a qualcosa di simile oggi, nel nostro continente, benché la storia insegna a mai dire mai. Un altro cambiamento ... si sta profilando a chiare lettere in questi anni: la depoliticizzazione delle relazioni economiche.
La democrazia... aveva rivendicato la natura politica di tutte le relazioni sociali...  Con la fine di quel compromesso  [tra democazia e capitalismo] , la politica arretra progressivamente, e soprattutto fa giganti passi indietro nel mondo del lavoro e delle relazioni industriali. Il lavoro deve tornare a essere un bene solo economico, fuori dai lacci del diritto e della politica. La battaglia sull´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha questo significato.
Si ripete da più parti che questo articolo ha comunque poco impatto ...  Allora perché? Perché... lo vogliono i mercati... E perché i mercati hanno bisogno di questo tipo di segnale? ... la regia della nuova democrazia non deve più essere la legge, il legislatore, lo Stato, ma il mercato. Perché una parte importante della sfera sociale deve tornare a essere privata, .... Il limite della “giusta causa”  ...  segnala la priorità del pubblico sul privato: il datore di lavoro deve rendere conto della ragione della sua decisione di licenziare. ... l'articolo [18]  rispecchia quindi la filosofia del compromesso di democrazia e capitalismo, perché stabilisce la libertà dal dominio per tutti, dal non essere soggetti alla decisione altrui, senz'altra ragione che la volontà arbitraria di chi decide. ...  impone una responsabilità di cittadinanza alla sfera degli interessi economici.
Valutando questa fase di restaurazione delle relazioni politiche tra le classi dovremmo farci questa domanda: che tipo di società sarà una società nella quale l'accumulazione è libera da ogni vincolo politico, da ogni limite di distribuzione, da ogni considerazione di impiego che non sia il profitto, da ogni responsabilità verso l'ambiente, la salute di chi lavora e di chi consuma? Siamo certi di voler vivere in una società di questo tipo?

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