traduzione in italiano a cura di Italy Equality Group

Appello Internazionale per Affrontare le Disuguaglianze e la Giustizia Sociale nei Programmi e le Politiche per il Clima

Ottobre - Novembre 2015

Sintesi - (leggi qui la traduzione)

Preambolo 

La disuguaglianza socio-economica viene oggi inscindibilmente connessa alla crisi climatica. Le disuguaglianze provocano e peggiorano il cambiamento climatico ed a loro volta le disuguaglianze si aggravano a causa dei mutamenti del clima. Il cambiamento del clima è una ingiustizia nei confronti dei sotto-privilegiati ed al tempo stesso aggrava la disuguaglianza. Questo circolo vizioso del cambiamento del clima e delle disuguaglianze socioeconomiche deve essere spezzato. Se vogliamo occuparci di mitigazione, di adattamento, e di transizione verso una economia a basso tasso di carbonio, dobbiamo far si che le disuguaglianze vengano ridotte in maniera sostanziale.

I. Il cambiamento climatico colpisce la gente in modo diverso, contribuendo ad aumentare la disuguaglianza. 

I poveri e gli emarginati soffrono più direttamente e severamente delle conseguenze del degrado ambientale. I guai peggiori del cambiamento climatico ricadono su coloro che già soffrono di svantaggi e discriminazioni, per reddito, ricchezza, genere, razza, etnia, orientamento sessuale, identità di genere, salute, diversa abilità, stato legale di immigrazione, o altre caratteristiche o identità. Le disuguaglianze si moltiplicano quando i poveri e gli emarginati sono costretti a vivere nelle aree più colpite dal cambiamento climatico, e più vulnerabili alle tempeste, alle alluvioni, alla siccità, alle frane, o ad altri fenomeni di impatto ambientale. Le disuguaglianze si moltiplicano quando le comunità povere non hanno le risorse per reagire ai disastri o per adattarsi in fretta alle modifiche del clima.

Le donne e le bambine sono colpite in maniera particolare. Le donne e le bambine sono più impegnate nella cura dei bambini, dei malati, e degli anziani, nella preparazione del cibo, nel procurare l’acqua, nel lavoro della terra. Tutte queste attività diventano più difficili via via che il clima degenera. Inoltre, quando gli effetti del clima distruggono le opportunità economiche di lavoro a casa, viaggiare per cercare nuove opportunità presenta molti più rischi per le donne e per le bambine.

Nonostante siano quelli che soffrono di più per colpa del clima che cambia, le genti povere ed emarginate sono anche quelli con un impatto ambientale molto più limitato, secondo qualsiasi misura standard di consumo ed emissione di carbonio. Questo è vero sia per le nazioni più povere che per le classi socioeconomiche più povere all'interno delle nazioni. Non è ne' giusto ne' etico che siano proprio quelli con meno colpe a soffrire di più.

Chi non ha le necessarie risorse economiche, la conoscenza, e la forza politica, non ha ne’ potere ne’ capacità di esigere i cambiamenti necessari. Spesso, nonostante gli enormi ed elaborati sforzi dei movimenti di base e della società civile, la differenza di potere tra coloro che traggono profitto dalle attività economiche dannose per l’ambiente, e coloro che ne vengono danneggiati, è semplicemente troppo grande per essere sconfitta.

C’è un circolo vizioso. Chi sta nei gradini più bassi della scala socio-economica, affronta una disparità ambientale che perpetua e moltiplica le difficoltà economiche. Le disparità ambientali possono produrre: effetti debilitanti sulla salute; perdite economiche ed umane associate ai disastri metereologici; perdita di terreno agricolo fertile; allungamento delle distanze per prelevare l’acqua; ed erosione di servizi ambientali critici per le comunità rurali agricole che dipendono da tali risorse. Chi perde accesso alle risorse ambientali si trova in condizioni di vita precarie, ed è meno capaci di reagire ad un evento traumatico o alle avversità ambientali.

Anche la attuale crisi migratoria è collegata al cambiamento climatico. I poveri sono più indifesi dagli effetti del clima, come la perdita di risorse di acqua o di terra fertile, e sono particolarmente vulnerabili nei conflitti violenti che ne possono risultare. Sono i poveri ad essere costretti ad emigrare per cercare di sopravvivere. Allo stesso tempo, i poveri sono meno in grado di proteggersi nei viaggi pieni di rischi e sono meno capaci di navigare tra i complessi sistemi di leggi di immigrazione per ottenere i permessi necessari a vivere altrove legalmente.

II. La disuguaglianza è un fattore determinante tra le cause della crisi climatica.

La disuguaglianza è alla radice dei comportamenti insostenibili. La disuguaglianza incoraggia gli eccessi consumistici, rendendo socialmente accettabile che alcune persone abbiano molto più degli altri. La disuguaglianza incentiva gli eccessi di consumo associando il consumo allo status sociale. Più è alto il livello di disuguaglianza, maggiore è l’incentivo ad elevare il proprio status attraverso il consumo. Gli attuali livelli di consumo esercitano già troppa pressione sulle risorse già in esaurimento del pianeta, mentre una élite minoritaria si appropria ingiustamente di troppo spazio ecologico. Questi eccessi nei consumi, usurpano risorse naturali ed economiche, facendo salire i prezzi dei beni e dei servizi essenziali come il cibo, la casa, la sanità e la scuola, con conseguenze dirette per coloro che non hanno abbastanza.

Il nostro sistema economico provoca la crisi climatica, mentre consolida ed aggrava le disuguaglianze. Il suo paradigma della crescita produce sempre maggiori impatti sull'ambiente; i suoi incentivi a breve termine e le sue motivazioni al profitto entrano sistematicamente in contraddizione con il soddisfacimento sostenibile dei bisogni dell’uomo. Le élite prendono decisioni per il proprio interesse privato invece che per quello pubblico, mentre i fondi per lo sviluppo, il supporto per l’adattamento climatico, e gli investimenti vengono spesso dirottati verso gli interessi privati di pochi. La finanziarizzazione della economia fornisce ulteriori perversi incentivi contrari alla sostenibilità. La mercificazione, sia della natura che delle persone viste come mano d’opera, distrugge ogni incentivo emotivo e sociale che potrebbe altrimenti proteggere le comunità ed il loro ambiente. Inoltre, gli attuali meccanismi economici per la determinazione dei prezzi non prendono affatto in considerazione i costi “esternalizzati” degli effetti sulla società e sull'ambiente. Questi prezzi distorti, a loro volta distorcono gli stili di consumo, sia esaurendo risorse che aggravando l’inquinamento. Nel frattempo la analisi degli economisti sul cambiamento climatico si focalizza sul calcolo di costi e benefici aggregati, per lo più ignorando ogni implicazione di distribuzione.

III. La disuguaglianza impedisce le necessarie soluzioni alla crisi del clima.

Infine, le disuguaglianze ostacolano ogni progresso verso soluzioni e accordi che affrontino il cambiamento climatico. Sopraffatti dalla crisi sociale, dalla disgregazione e dai conflitti causati dalle disuguaglianze, le comunità e le società non riescono a rivolgere le proprie energie e risorse verso le tecnologie a basso impatto ambientale o verso la transizione per la sostenibilità ambientale.

Le disuguaglianze socio-economiche permettono che gli aiuti, le risorse, ed altri sostegni economici, vengano dirottati verso poche famiglie d’élite e verso interessi privati, spesso basati sui combustibili fossili. Intanto, il resto della gente, compresi specialmente i poveri, sono spesso abbandonati nella sofferenza per le conseguenze sociali, economiche ed ambientali di uno sviluppo che genera sì profitto, ma che non è sostenibile. Oltre al danno la beffa: il pubblico si trova spesso oberato da enormi debiti sovrani, che comportano spesso riduzioni nei servizi sociali di cui la gente avrebbe urgente bisogno. Via via che cresce la disuguaglianza, ci sono sempre più persone che non hanno le risorse per mettere in atto le necessarie conversioni verso attività economiche sostenibili.

Le disuguaglianze socio-economiche spesso complicano la messa in atto di meccanismi locali a favore della sostenibilità, come per esempio i Pagamento per Servizi di Ecosistema (PSE), la riduzione delle emissioni dalla Deforestazione e Degrado Forestale (REDD), ed altri simili programmi. Se le disuguaglianze vengono ignorate nel valutare l’efficacia e desiderabilità di uno specifico strumento programmatico, si possono avere conseguenze indesiderate. I ricchi ed i poveri sono colpiti diversamente, e questo altera le relazioni e la distribuzione della ricchezza all’interno della comunità. E diventa sempre più difficile trovare incentivi equi ed efficaci per ridurre gli effetti del carbonio.

Le disuguaglianze socio-economiche riducono la diversità culturale spodestando, dislocando e distruggendo la cultura di vari gruppi locali. Si perde così parte del bagaglio culturale intrinseco, compresa la conoscenza indigena di processi e pratiche locali e tradizionali di interazione con l’ambiente, privando le comunità di potenziali modelli alternativi di vita più sostenibile. Anche la emigrazione fa perdere elementi di conoscenza locale del territorio; inoltre, gli immigrati, nuovi arrivati in un ambiente a loro non familiare, spesso non hanno sufficiente influenza e capacità per esigere protezioni ambientali.

Distruggendo la fiducia reciproca e frammentando il tessuto sociale, la disuguaglianza socio-economica ostacola la collaborazione e la ricerca collettiva di soluzioni ai problemi. Le comunità e le nazioni hanno molte più difficoltà a raggiungere gli accordi necessari ad affrontare il cambiamento del clima, visto che sono consapevoli di non dividere equamente interessi, vantaggi e responsabilità. Anche se si arrivasse ad un accordo, le varie parti percepirebbero come inique le allocazioni di vantaggi e di responsabilità, compromettendo ogni cooperazione.

Qualsiasi iniziativa per affrontare il cambiamento climatico deve mettere la disuguaglianza al centro del discorso. Gli attuali approcci al problema del cambiamento climatico hanno avuto, per lo più, una natura tecnocratica, ed hanno proposto delle soluzioni di “economia verde” che, riproponendo il solito insieme di incentivi e di strutture, sembrano destinate a peggiorare lo scenario esistente. La giustizia in materia di clima inizierà quando riconosceremo che gli attuali modelli economici, generando disparità sempre crescenti e cercando soluzioni nella sempre maggiore crescita economica, non ci porteranno una vera trasformazione. Non potremo risolvere la crisi del clima utilizzando le medesime strutture che hanno prodotto questa crisi. In tutto il mondo, i cittadini si sono accorti di quanto sia futile continuare sempre “con la stessa solfa”, ed i governi stanno accorgendosi che dovranno fare fronte a sempre più proteste e disobbedienza civile, se non riusciranno a dimostrare il loro intento politico di avviare una transizione significativa.

Chiediamo ai governi, alle nazioni ed alle comunità di tutto il mondo di –

* Riconoscere la dimensione della disuguaglianza della crisi climatica, comprendendo sia il modo con cui le disuguaglianze contribuiscono al modificarsi del clima, che gli aspetti ingiusti della crisi, in modo particolare il fatto che proprio coloro che hanno avuto meno colpe nel precipitare il problema sono ora quelli che ne subiscono gli effetti più devastanti;

* Riconoscere che persino i programmi più illuminati per l’ambiente, senza sostenibilità e resilienza sociale che sono le basi della sostenibilità nella società stessa, finiranno per fallire per via di instabilità, conflitti e disgregazione sociale;

* Riconoscere che serviranno nuovi percorsi per lo sviluppo, che siano più innovativi, efficienti e sostenibili, dato che l’utilizzo dei tradizionali combustibili fossili si è dimostrato disastroso per l’umanità, sia per la società che per l’ambiente;

* Riconoscere che, considerando i punti di non ritorno innanzi a noi, e la grave distruzione e miseria patite di conseguenza dai poveri ovunque, ed in particolare nel Sud del Mondo, far finta di niente e “business as usual” non è più una scelta possibile;

* Riconoscere l’importanza di responsabilità comuni ma diverse, per cui i paesi più sviluppati (sinonimo di maggiori emissioni) dovrebbero avere il dovere morale e legale di sostenere i paesi in via di sviluppo nell’adattamento alle modifiche del clima, e tutte le nazioni dovrebbero dare aiuto alle proprie comunità più vulnerabili perché riescano ad adattarsi;

* Riconoscere che qualsiasi allocazione di quota per le emissioni dei gas serra, deve tenere conto dei seguenti quattro punti: la responsabilità storica, l’equità nella impronta ecologica, la capacità (tecnica e finanziaria), ed il grado di sviluppo (parità di potere d’acquisto);

* Riconoscere che dovremo cambiare gli schemi di consumo, in modo che chi ora consuma troppo rispetto alla propria necessità, vada a ridurre il proprio consumo tanto da compensare quello che dovrà essere consumato in più da chi non ha ora neppure abbastanza per soddisfare i propri bisogni, ottenendo complessivamente una riduzione netta;

* Riconoscere che esistono, all’interno dei singoli paesi, differenze nella produzione di gas serra, così come misurato dall’indice di diseguaglianza delle emissioni di carbonio, ed anche differenze su come i bisogni primari della gente vengono più o meno soddisfatti;

* Impegnarsi nel rendere le dimensioni della disuguaglianza e dell’ingiustizia nella crisi climatica un elemento centrale degli accordi sul clima del COP 21 e dei successivi programmi;

* Impegnarsi a garantire che tutti i fondi destinati alla protezione dal clima, tutti i trasferimenti tecnologici ed i programmi CDM, vadano a favore delle genti ed delle comunità a cui sono destinati – e non finiscano invece ad arricchire le tasche di particolari aziende o appaltatori privati;

* Impegnarsi a rendere più equa la ripartizione globale della ricchezza e delle risorse, compresa anche la giusta assegnazione dei tetti per le emissioni di CO2, e della capacità di reagire ai rischi ambientali;

* Impegnarsi a fornire le risorse economiche, tecnologiche e di competenza per fare sì che i paesi in via di sviluppo e le comunità sottoprivilegiate dei vari stati, siano in grado da soli di proteggersi dagli effetti del clima, di adattarsi al cambiare del clima quando serve, e di intraprendere con successo una nuova via allo sviluppo che sia più efficiente, innovativa e sostenibile;

* Impegnarsi ad offrire dei meccanismi finanziari per superare il divario di capacità tra le nazioni e per dare alle comunità emarginate il potere di mettere in atto le proprie priorità in risposta al clima che si modifica;

* Impegnarsi a progettare ed implementare un necessario ed urgente piano di reinsediamento globale che si faccia carico di tutti i profughi dai conflitti e dal collasso economico – entrambe causati, in parte, dagli effetti di un clima in deterioramento;

* Impegnarsi, nell'intero processo di risposta al cambiamento del clima, al completo rispetto di tutti i diritti umani, includendo, ma non solo, la realizzazione di tutte le varie convenzioni e dichiarazioni internazionali sui diritti umani;

* Impegnarsi a mettere in atto cambiamenti sociali, economici e politici in direzione di maggiore partecipazione, con incentivi e i processi decisionali che permettano ai cittadini ed alle comunità di considerare un orizzonte più lungo, nel proteggere il proprio benessere sociale e ambientale (e quello del mondo), invece che rimanere in balia di processi decisionali guidati da incentivi di profitto a breve termine;

* Impegnarsi a garantire il diritto dei lavoratori a sicuri mezzi di sostentamento durante la transizione verso forme di energia alternative ai combustibili fossili;

* Impegnarsi a distogliere investimenti da ogni attività economica basata sui combustibili fossili e di ridirigere tali fondi verso tecnologie per l’energia rinnovabile;

* Impegnarsi ad essere più trasparenti e democratici nei processi decisionali, per permettere alle comunità più vulnerabili e colpite dagli effetti del clima che cambia possano svolgere un ruolo decisivo nel determinare come meglio ottenere resilienza sociale, mitigazione degli effetti ed adattamento al cambiamento.

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Sottoscritto dalle seguenti organizzazioni


INTERNATIONAL
Initiative for Equality (IfE)* - International (iniziatrice)
Academics Stand Against Poverty (ASAP) - International
Augustinians International (Curia Generalizia Agostiniana) - International
Climate Emergency Institute - International
Climate Healers - International
Congregation of Our Lady of Charity of the Good Shepherd - International
Congregations of St. Joseph - International
Development Alternatives India - InternationalDominican Leadership Conference / Dominican Sisters International – International
EKOenergy - International
Equity for Children - International
Fundación Internacional Baltasar Garzón - International
Global Call to Action Against Poverty (GCAP) - International
Global Network of Civil Society Organisations for Disaster Reduction (GNDR) - International
Institute for Science and Human Values, Inc. - International
International Network for the Prevention of Elder Abuse (INPEA) - International
International Presentation Association - International
International Social Science Council - International
Loretto Community - International
MADRE - International
Make Mothers Matter - International
Marianists - International
Maryknoll Sisters - International
Mercy International Association - International
New Future Foundation (NFF) - International
OceansWatch - International
Okogun Odigie Safewomb International Foundation (OOSAIF) - International
Religious of the Sacred Heart of Mary - International
Sisters of Notre Dame de Namur - International
Society for the Psychological Study of Social Issues - International
Society of Catholic Medical Missionaries - International
Sustainable Innovation Initiatives - International
The Global Women’s Project - International
UNANIMA - International
VIVAT International - International
WaterAid - International
Women’s UN Report Network (WUNRN) - International
World Futures Studies Federation - International

AFRICA
Abibiman Foundation - Ghana
Anjong Young Farmers' Group - Cameroon
ASEDI - Togo
Association Nigérienne des Scouts de l Environnement - Niger
Aube Nouvelle pour la Femme et le Développement (ANFD) - Democratic Republic of Congo
Better World Cameroon - Cameroon
Bum Association of Health Personnel (BAHEP) - Cameroon
Catholic Women Organization (CWO) - Nigeria
Centre for Grassroots and Environmental Concerns - Nigeria
Centre for Human Rights and Climate Change Research - Nigeria
Charles and Doosurgh Abaagu Foundation - Nigeria
Child Health Organization (CHO) - Nigeria
Collectif Sénégalais des Africaines pour la Promotion de l'Education Relative à l'Environnement (COSAPERE) - Senegal
Community and Family Aid Foundation - Ghana
Community Center For Development - Nigeria
Community Emergency Response Initiative (CERI) - Nigeria
Community Emergency Response Initiative (CERI) - Nigeria
Council for NGOs in Malawi (CONGOMA) - Malawi
Echoes of Women in Africa Initiative - Nigeria
Fantsuam Foundation - Nigeria
Gender Empowerment and Development (GeED) - Cameroon
Green WaterHut - Ghana
Greenspring Development Initiative - Nigeria
Human Health Aid - Burundi
Innovative Strategy For Human Development (ISHD) - Nigeria
Labour, Health and Human Rights Development Centre (LHAHRDEV) - Nigeria
Namalere Forest Conservation Organization - Kenya
Natural Resources Alliance of Kenya (KeNRA) - Kenya
Neighbourhood Environment Watch Foundation - Nigeria
Organisation de la Société Civile pour l'Environnement Mandresy DIANA (OSCE Mandresy DIANA) - Madagascar
OSIENALA (Friends of Lake Victoria) - Kenya
Owerri Daughters League (ODL) - Nigeria
Pan African Vision for the Environment (PAVE) - Nigeria
Paradigm Youth Network - Zambia
PHM Benin - Benin
Stephanie Peacebuilding and Development Foundation - Nigeria
Support for Women in Agriculture and Environment (SWAGEN) - Uganda
Sustainable Rural Community Development Organisation - Malawi
The Lwazi Programme - Zimbabwe and United Kingdom
Women Entrepreneurs Association of Nigeria (WEAN) - Nigeria
Women Environmental Programme (WEP) - Nigeria

ASIA
Agricultural Support Foundation - Pakistan
Association for Promotion Sustainable Development (APSD) - India
Association of Collaborative Forest Users Nepal (ACOFUN) - Nepal
Aurat Foundation - Pakistan
Buddhism for Development (BFD) - Cambodia
Center for Bangladesh Studies (CBS) - Bangladesh
Center for Integrated Development Studies - Nepal
Center for Sustainable Rural Development (SRD) - Vietnam
Christian Commission for Development in Bangladesh - Bangladesh
Coastal Area Intervention Network (CAIN) - Bangladesh
Community Environmental Resource Center (CERC) - India
Conservation of Flora and Fauna (COFF) - Pakistan
COPPADES - Nepal
Dallit Alliance for Natural Resources (DANAR) - Nepal
Department of Rural Sociology, Bangladesh Agricultural University - Bangladesh
Development Initiative for South Asians (DISA) - South Asia
Ecumenical Commission for Human Development - Pakistan
Federation of Vembanad Lake Protection Forums - India
Forest Environment Workers Union (FEWUN) - Nepal
Gcom Bangladesh - Bangladesh
Gram Bharati Samiti (GBS) - India
Indian Youth Climate Network - India
International Movement For Advancement of Education Culture Social and Economic Development (IMAECSED) - India
Jaago Sustainable Development - Pakistan
Kawish Resource Center - Pakistan
 (continua-->)
ASIA (continua)
National Confederation of Dalit Adivasi Organisations (NACDAOR) - India
National Educational & Social Development Organization (NESDO) - Nepal
National Fisheries Solidarity Movement (NAFSO) - Sri Lanka
National Forum for Advocacy, Nepal (NAFAN) - Nepal
Nepal Climate Change Federation (NECCAF) - Nepal
Neudom - Pakistan
Noakhali Rural Development Society (NRDS) - Bangladesh
Orissa State Volunteers and Social Workers Association (OSVSWA) - India
Pakistan Fisherfolk Forum (PFF) - Pakistan
Pangoea International - Bangladesh
Participatory Research Action Network (PRAN) - Bangladesh
PATHIKRIT - Bangladesh
Peace Foundation - Pakistan
Sanayee Development Organization (SDO) - Afghanistan
Savisthri National Women's Movement - Sri Lanka
SETU - Bangladesh
Sindhica Reforms Society - Pakistan
Society for the Promotion of Area Resource Centres (SPARC) - India
South Asian Youth Climate Coalition (SAYCC) - India
Sri Lanka Nature Group - Sri Lanka
UDYAMA - India
Union Women Center - Georgia
Vinoba Bhave University, Hazaribag - India
Voice of Women (VoW) - Maldives
WAVE Foundation - Bangladesh
YWCA of Simla - India

EUROPE
Active Remedy Ltd. - United Kingdom
Black Activists Rising Against Cuts - United Kingdom
Campaign against Climate Change - United Kingdom
Climate Action Network Europe (CAN) - Europe
Eco Dobrogea - Romania
European Environmental Bureau (EEB) - Europe
Forum for Women and Development (FOKUS) - Norway
Global Partnership for Local Action - Austria
International Council on Social Welfare Europe (ICSW) - Europe
Italy Equality Group - Italy
Ius Primi Viri - Italy
Journalists from Human Rights - Macedonia
Jеdаn stеpеn Srbiја (One Degree Serbia) - Serbia
KULU: Women and Development - Denmark
Medsin-UK - United Kingdom
NGO BIOS - Moldova
Presentation Justice Network - Ireland
Rogers Foundation for Person-Centred Education - Hungary
SocialCoop, CRL - Portugal
Terra-1530 - Moldova
The Equality Trust - United Kingdom
The National Alliance of Women’s Organisations - United Kingdom
The Schumacher Institute - United Kingdom
Women In Development Europe (WIDE) - Europe
Women's Federation for World Peace International - Europe

LATIN AMERICA AND THE CARIBBEAN
América Latina y el Caribe del Llamado Mundial a la Acción Contra la Pobreza (GCAP LAC) - Latin America and the Caribbean
Centro Nordestino de Medicina Popular - Brazil
El Centro Para El Desarrollo Comunal (CEDECO) – Honduras
Fondo ACI-ERP - Honduras
Fundación Natura - Colombia
Fundacion para Estudio e Investigación de la Mujer (FEIM) - Argentina
Grenada Community Development Agency (GRENCODA) - Grenada.
Grupo Tacuba - Mexico
La Asociación De Micro, Pequeños y Medianos Empresarios Afro Hondureños – Honduras
La Red Hondureña Contra La Iniquidad – Honduras
Latin American and Caribbean Committee for the Defense of Women’s Rights (CLADEM) - Brazil
Red de Educacion Popular entre Mujeres (REPEM) - Latin America
The Hunger Project Mexico - Mexico
TRANSPROJETACAO (Uma metodologia para prosperar a sustentabilidade no mundo) - Brazil
Tribes Alive/Indigenous People's Cultural Support Trust - United Kingdom and Brazil

MIDDLE EAST AND NORTH AFRICA
AEEFG - Tunisia
Association pour la Protection de l'Environnement et le Développement durable de Bizerte (APEDDUB) - Tunisia
Association pour le développement et de la promotion des droits humains (ADPDH) - Mauritania
The Association of Environmental Justice in Israel (AEJI) - Israel
Union de L'Action féministe (UAF) - Morocco
Zenab for Women Development - Sudan

NORTH AMERICA

Alchemus Prime - United States
American Anthropological Association - United States
American Psychological Association (APA) – United States
Center for Political Ecology - United States
Center for Sustainability, Ramapo College of New Jersey - United States
Centers of Investigation for Poverty and Inequality and for Sustainability, Moravian College - United States
Chiapas Support Committee of Oakland – United States
Donkeysaddle Projects - United States
EcoEquity - United States
Esperanza Peace and Justice Center - United States
Ethical Markets Media - United States and Brazil
Gullah/Geechee Fishing Association - Gullah/Geechee Nation
Gullah/Geechee Sea Island Coalition - Gullah/Geechee Nation
Gullah/Geechee Sustainability Think Tank - Gullah/Geechee Nation
Incite Options - Canada
Jeannette Rankin Peace Center (JRPC) - United States
La Peña Cultural Center - United States
National Council of Women - United States
National Economic & Social Rights Initiative - United States
Other Worlds - United States
San Jose Peace and Justice Center - United States
Sisters of Charity Federation - United States
The Dellums Institute for Social Justice - United States
Women Graduates - United States
Women's Studies Advisory Council, Moravian College - United States

OCEANIA
Presentation Sisters Queensland - Australia
Institute for Human Security and Social Change, La Trobe University - Australia
Women in Adult & Vocational Education Inc (WAVE) - Australia



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