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Neoliberismo: la storia profonda che sta dietro al trionfo di Donald Trump

pubblicato 14 nov 2016, 16:15 da Elisabetta Rossi   [ aggiornato in data 15 nov 2016, 12:52 ]

Come una rete senza scrupoli di ideologi super-ricchi hanno eliminato ogni possibilità di scelta e distrutto la fiducia della gente nella politica.

di George Monbiot (Traduzione da articolo apparso su The Guardian)

Gli eventi che hanno portato alla elezione di Trump sono iniziati in Inghilterra nel 1975. In una riunione pochi mesi dopo che Margaret Thatcher era diventata capo dei Conservatori, mentre uno dei suoi colleghi stava spiegando quelli che secondo lui erano i principi cardine del conservatorismo, si dice che lei aprì di scatto la borsa, ne tirò fuori un libro spiegazzato, e lo sbatté sul tavolo. "Ecco quello in cui credo", disse. Era cominciata una rivoluzione politica che avrebbe dilagato in tutto il mondo.  

Quel libro era La società libera (The Constitution of Liberty) di Friedrich von Hayek. La sua pubblicazione nel 1960 aveva segnato la transizione da una filosofia onesta, anche se estremista ad un vero e proprio racket. La filosofia fu chiamata neoliberismo. Vedeva nella competizione la caratteristica fondamentale delle relazioni umane. Il mercato avrebbe rivelato una naturale gerarchia di vincitori e perdenti, creando un sistema più efficiente di quanto potesse essere mai messo a punto con pianificazione e progettazione. Qualsiasi cosa che potesse intralciare questo processo, come tasse rilevanti, regolamentazione, attività sindacale, o prestazioni dello stato, sarebbe stato controproducente. Gli imprenditori liberi da ogni restrizione avrebbero creato la ricchezza che sarebbe discesa gocciolando su tutti.

Almeno questa era la concezione originaria. Ma fin dal tempo in cui Hayek scriveva La società libera, la rete di lobbisti e pensatori che lui aveva fondato veniva profusamente finanziata da multimiliardari che vedevano la dottrina come un mezzo per difendersi dalla democrazia. Non tutti gli aspetti del programma neo-liberale favorivano i loro interessi.  Hayek, a quanto pare, si proponeva di colmare questo divario.

Inizia il suo libro propugnando la libertà nella concezione più ristretta possibile: quella di assenza di coercizione. Rigetta ogni nozione di libertà politica, di diritti universali, di uguaglianza tra esseri umani e di distribuzione della ricchezza, perché tutte [queste idee - n.d.t.], ponendo dei limiti ai comportamenti dei ricchi e potenti, si intromettono nella libertà assoluta da ogni coercizione che [Hayek - n.d.t.] esige. La democrazia, al contrario, "non è un valore assoluto e fondamentale". In effetti, la libertà dipende dall'impedire che la maggioranza possa scegliere la direzione da prendere in politica e nella società. 

[Hayek - n.d.t.] giustifica questa posizione creando una narrativa eroica sulla ricchezza estrema. Confonde le elite economiche, che spendono i loro soldi in nuovi modi, con i pionieri del pensiero e delle scienze. Così come il filosofo politico deve essere libero di pensare l'impensabile, anche il super ricco dovrebbe essere libero di fare l'infattibile, senza costrizioni imposte dall'interesse pubblico o dall'opinione pubblica. 

Gli ultra ricchi sono degli "esploratori" che, "sperimentando nuovi stili di vita", aprono nuovi sentieri che il resto della società poi seguirà. Il progresso della società dipende dalla libertà di questi "indipendenti" di raccogliere tutto il denaro che vogliono e di spenderlo come desiderano. Tutto ciò che è buono ed utile, scaturisce quindi dalla disuguaglianza. Non ci dovrebbe essere alcun rapporto tra merito e ricompensa, nessuna distinzione tra reddito da lavoro e quello da capitale, e nessun limite alle rendite che possono percepire. 

La ricchezza ereditata è più utile alla società di quella guadagnata: i "ricchi oziosi", che non devono lavorare per ottenere il loro denaro, possono dedicarsi ad influenzare i "campi del pensiero e dell'opinione, dei gusti e delle convinzioni". Anche quando sembrano spendere i loro soldi in null'altro che "ostentazione senza scopo", stanno in effetti agendo come l'avanguardia della società.

Hayek ammorbidiva la sua opposizione ai monopoli ed induriva la sua opposizione ai sindacati.  Biasimava la tassazione progressiva ed ogni tentativo da parte dello stato di innalzare il benessere generale dei cittadini. Insisteva sul fatto che ci fosse "un caso schiacciante contro un servizio sanitario gratuito per tutti" e respingeva la conservazione delle risorse naturali. Che gli sia stato dato il premio Nobel per l'economia, non dovrebbe essere una sorpresa per chi segue queste cose.

Quando la Thatcher sbatté il suo libro sul tavolo, si era già formata di qua e di là dall'atlantico una vivace rete di think tank, di lobbisti ed accademici che promuovevano le dottrine di Hayek, profusamente finanziati da alcuni delle persone e delle grandi aziende più ricche del mondo, tra cui DuPont, General Electric, la Coors Brewing Company [multinazionale della birra - n.d.t.], Charles Koch, Richard Mellon Scaife, Lawrence Fertig, il fondo William Volker e la fondazione Earhart.  Usando la psicologia e la linguistica con effetti brillanti, i pensatori che questi sponsor finanziavano, trovarono le parole e le argomentazioni per trasformare l'inno di Hayek alla elite in un programma politico plausibile.

Fotografia: Bettmann/Bettmann Archive
Le ideologie sposate da Margaret Thatcher e da Ronald Reagan erano solo due facce del neoliberismo.
Il Thatcherismo ed il Reaganismo non erano ideologie a se stanti a pieno titolo: erano semplicemente due facce del neoliberismo. I loro massicci tagli delle tasse per i ricchi, lo schiacciamento dei sindacati, la riduzione delle case popolari, la deregolamentazione, la privatizzazione, l'esternalizzazione e la concorrenza nei servizi pubblici, erano tutte cose proposte da Hayek e dai suoi discepoli. Ma il vero trionfo di questa rete non è stato tanto l'avere conquistato la destra, ma la colonizzazione di partiti che un tempo rappresentavano tutto ciò che Hayek detestava.
Bill Clinton e Tony Blair non possedevano una propria narrativa. Invece di sviluppare un nuovo racconto politico, pensavano che bastasse triangolare. In altre parole, estrassero pochi elementi da ciò che un tempo i loro partiti avevano creduto, li mescolarono con elementi di ciò che credevano i loro oppositori, e da questa improbabile combinazione svilupparono una "terza via". 
Era inevitabile che la sfavillante e rivoluzionaria baldanza del neoliberismo esercitasse un'attrazione gravitazionale più forte di quella della stella morente della social democrazia. Il trionfo di Hayek poteva vedersi ovunque dall'espansione data da Blair alla Private Finance Initiative [iniziativa di finanziamenti privati - n.d.t.]  all'abrogazione da parte di Clinton della legge Glass-Steagal, che regolamentava il settore finanziario. Pur con tutta la sua grazia ed il suo tatto, Barack Obama, anche lui privo di una narrativa propria (eccetto quella della "speranza"), è stato lentamente catturato nella rete di coloro che controllavano i mezzi di persuasione.me
Come avevo già detto in aprile, la conseguenza è stata prima la perdita di ogni potere e poi anche del diritto di essere rappresentati. Se l'ideologia dominante impedisce ogni impatto sociale dei governi, questi non sono più in grado di rispondere ai bisogni dell'elettorato. La politica diventa irrilevante nella vita della gente; il dibattito politico viene percepito come il blaterare di una elite distante. Gli emarginati [dalla politica - n.d.t.] ricorrono invece ad una anti-politica virulenta in cui fatti ed argomentazioni sono rimpiazzati da slogan, simboli e sensazioni. L'uomo che ha affondato la candidatura di Hillary Clinton alla presidenza non è stato Donald Trump. E' stato suo marito.
Il risultato paradossale è stato che la reazione violenta contro la frantumazione di ogni scelta politica generata dal neoliberismo ha elevato proprio il tipo di uomo che Hayek venerava. Trump, che non ha una politica coerente, non è un neoliberista classico. Ma è il perfetto esemplare di un "indipendente" di Hayek; il beneficiario di ricchezza ereditata, non vincolato dalla morale comune, le cui volgari predilezioni aprono un nuovo sentiero che altri potrebbero seguire. I pensatori dei think-tank neoliberisti brulicano ora attorno a questo uomo vacuo, questo vaso vuoto in attesa di essere riempito da coloro che sanno cosa vogliono. Il risultato più probabile è la demolizione di ogni nostra rimanente decenza, a partire dagli accordi per limitare il riscaldamento globale.
Quelli che raccontano le storie governano il mondo. La politica ha fallito per mancanza di una narrativa alternativa. Il compito principale adesso è di raccontare una storia nuova di cosa significa essere umani nel XXI secolo. E deve essere avvincente sia per alcuni di quelli che hanno votato per Trump e per il Ukip così come per i sostenitori di Clinton, Bernie Sanders o Jeremy Corbyn.
Alcuni di noi stanno già lavorando su questo, e riescono a individuare quale potrebbe essere l'inizio di una narrativa. E' ancora troppo presto per dire gran ché, ma nel suo nucleo centrale c'è il riconoscimento che - come la psicologia e le neuroscienze moderne hanno reso più che evidente - gli esseri umani, in confronto a qualsiasi altro animale, sono sia straordinariamente sociali che straordinariamente altruisti. L'atomizzazione ed il comportamento egoista che il neoliberismo promuove sono in contraddizione con molte delle cose che costituiscono la natura umana.
Hayek ci ha raccontato chi siamo, e si sbagliava. Il nostro primo passo deve essere di rivendicare la nostra umanità.