PREFAZIONE DEGLI AUTORI ALL'EDIZIONE ITALIANA


Vista la tendenza di molti a esagerare l’importanza del proprio lavoro, abbiamo il timore di darci troppe arie. Ma questo libro non è soltanto l’ennesima raccolta di opinioni preconcette e formule magiche per risolvere i mali del mondo. Il lavoro presentato in queste pagine è il frutto di un lunghissimo periodo di ricerca (più di cinquant’anni in due), dedicato inizialmente a comprendere le cause delle grandi disparità di speranza di vita – le cosiddette “diseguaglianze di salute” – tra gli individui a diversi livelli della gerarchia sociale nelle società moderne. L’obiettivo dei nostri studi, in principio, era capire perché le condizioni di salute peggiorano via via che si scende lungo la scala sociale, cosicché i poveri sono meno sani degli individui di classe media, i quali, a loro volta, sono meno sani delle persone più abbienti. Al pari di altri ricercatori che lavorano sui determinanti sociali della salute, la nostra formazione di epidemiologi ci induce ad applicare nella nostra ricerca i metodi empirici usati per individuare le cause delle malattie nella popolazione; questi metodi permettono di stabilire perché un gruppo contrae una specifica malattia e un altro no, oppure perché una particolare patologia diventa sempre più diffusa. Tuttavia, gli stessi metodi possono essere impiegati anche per comprendere le cause di altri tipi di problemi, non soltanto quelli legati alla salute.
Come l’espressione “medicina basata sull’evidenza” denota il principio per cui i trattamenti medici dovrebbero essere fondati sulla migliore evidenza scientifica dell’efficacia delle diverse cure, così inizialmente avevamo pensato di intitolare il nostro libro “politica basata sull’evidenza”. La nostra trattazione si basa su ricerche condotte da numerose équipe in diverse università e centri specializzati, utilizzando metodi replicabili per studiare fenomeni osservabili e oggettivi; le relazioni sui risultati di queste ricerche sono state sottoposte a peer-review e pubblicate su riviste accademiche e scientifiche.
Questo non vuol dire che qualche volta non ci siamo affidati all’intuito. I risultati vanno sempre interpretati, e spesso ci sono buone ragioni per preferire un’interpretazione a un’altra. Quando le teorie e le premesse iniziali vengono messe in discussione dai risultati della ricerca, si rende necessaria una nuova elaborazione teorica. Ci piacerebbe condurvi nel viaggio che abbiamo intrapreso, seguendo le indicazioni fornite da elementi cruciali di evidenza empirica, magari risparmiandovi i vicoli ciechi e le deviazioni errate che ci hanno fatto perdere tanto tempo, per arrivare a una migliore comprensione di come, a nostro avviso, sia possibile migliorare la qualità della vita di tutti i membri delle società moderne. Descriveremo i risultati delle analisi empiriche e le ragioni che ci spingono a interpretarli in un certo modo, affinché possiate giudicare voi stessi.
Che le disparità economiche abbiano effetti corrosivi sulla società è un dato intuitivamente accettato da tempo; ma nulla finora lasciava intendere che le società sviluppate fossero contraddistinte da livelli di diseguaglianza talmente differenti da consentire di misurarne gli effetti. Le ragioni che ci hanno spinto inizialmente a indagare sull’impatto della diseguaglianza appaiono oggi del tutto irrilevanti rispetto al quadro impressionante che è emerso dalla nostra analisi; molte scoperte sono ascrivibili tanto alla fortuna quanto al discernimento.
Se nessuno prima di noi ha pensato di comporre il quadro che vi presentiamo forse è perché molti dati sono stati pubblicati soltanto in anni recenti. Con informazioni comparabili a livello internazionale, non soltanto sui livelli e la distribuzione del reddito ma anche su diversi problemi sanitari e sociali, prima o poi qualcun altro avrebbe prodotto risultati come i nostri. I nuovi dati hanno permesso a noi e ad altri ricercatori di analizzare le differenze esistenti tra diverse società, di scoprire la correlazione tra diversi fattori e di sottoporre le teorie a verifiche empiriche più rigorose.
Spesso si immagina che nel campo delle scienze naturali le nuove scoperte vengano accettate più rapidamente che nell’ambito delle scienze sociali, come se le teorie sul mondo fisico fossero in qualche misura meno controverse delle teorie sulle dinamiche sociali; ma la storia delle scienze naturali è costellata di polemiche dolorose, nate come controversie teoriche e spesso protrattesi per tutta la vita delle persone coinvolte. Nelle scienze naturali i dibattiti sono di solito confinati agli esperti: l’uomo della strada, generalmente, non ha una forte opinione sulle diverse teorie di fisica delle particelle, ma ha un proprio punto di vista su come funziona la società. Le teorie sociali sono, in parte, teorie su noi stessi, tanto che potrebbero quasi essere considerate una parte della nostra autocoscienza o autoconsapevolezza collettiva. Gli studiosi di scienze naturali non devono convincere le singole cellule o gli atomi ad accettare le loro teorie, mentre invece gli scienziati sociali si scontrano quotidianamente con una schiera di opinioni individuali e di potenti interessi costituiti.
Nel 1847 Ignaz Semmelweiss scoprì che i medici potevano ridurre in misura rilevante le morti da febbre puerperale lavandosi semplicemente le mani prima di assistere una donna durante il parto. Ma la sua scoperta non avrebbe sortito i suoi effetti benefici fino a quando Semmelweiss non avesse convinto gli altri – soprattutto i colleghi medici – a cambiare il proprio comportamento. La sua vera battaglia non fu tanto la scoperta iniziale, quanto quello che ne seguì: le sue teorie furono ridicolizzate e lui stesso fu spinto infine alla follia e al suicidio. La professione medica non prese sul serio il suo lavoro fino a quando Louis Pasteur e Joseph Lister non svilupparono la teoria dei germi, che riconosceva l’importanza dell’igiene.
La nostra è un’epoca di grande pessimismo. Oltre alla preoccupazione per le probabili conseguenze del riscaldamento globale, si ha spesso la sensazione che molte collettività, nonostante la loro ricchezza materiale, siano sempre più afflitte da insuccessi sociali. Se corrette, la teoria e l’evidenza empirica illustrate in questo libro ci indicano la maniera di migliorare in misura tangibile il tenore di vita della grande maggioranza della popolazione. Ma se non riusciamo a cambiare il modo in cui molte persone percepiscono le società in cui vivono, la teoria è destinata a restare lettera morta. L’opinione pubblica appoggerà i cambiamenti politici necessari soltanto se la coscienza collettiva sarà permeata da una visione del mondo come quella presentata in questo libro. Perciò, allo scopo di divulgare fatti come quelli illustrati nelle pagine che seguono, abbiamo creato una fondazione senza scopo di lucro. In mancanza di fondi e di personale esperto, la fondazione è, mentre scriviamo, poco più che un sito web (www.equalitytrust.org.uk); ma speriamo quanto meno di riuscire a suggerire che c’è una strada per uscire tutti fuori dal baratro.
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